Autore: Amedeo Onnis

  • Dodici mancate risposte alla nostra istanza

    Dodici mancate risposte alla nostra istanza

    Il confronto tra l’istanza del Comitato I428 (24 giugno 2026) e la risposta del Sindaco Giorgio Zucca (3 agosto 2026) evidenzia un netto scollamento strategico e operativo. Mentre il Comitato si concentra sulle irregolarità materiali e concrete del cantiere in corso (sicurezza, ambiente, urbanistica) per bloccare i lavori nell’immediato, il Sindaco sposta l’intero asse del discorso sul piano puramente formale e giudiziario. Il Comune rivendica il merito di aver già impugnato l’atto davanti al TAR Sardegna (R.G. n.683/2026, udienza di merito il 30 settembre 2026) dopo il rigetto dell’autotutela da parte della Struttura di Missione ZES.

    La risposta del Sindaco contiene elementi di forte elusività giuridica e amministrativa. Il Sindaco afferma che l’istanza del Comitato è superata poiché l’ente è in attesa del giudizio del TAR. Questa risposta è elusiva. La pendenza di un ricorso al TAR non sospende né annulla i poteri autonomi di vigilanza edilizia e di polizia amministrativa del Comune sul proprio territorio.

    Il Comitato evidenzia che i lavori (iniziati il 28 aprile 2026) stanno “alterando in modo irreversibile lo stato dei luoghi” nelle more del giudizio. Il Sindaco ignora totalmente la richiesta di adottare misure cautelari temporanee (Ordinanze di sospensione). Il Sindaco cita la giurisprudenza (TAR Lombardia n. 918/2015) per sostenere che una nuova istanza di autotutela alla ZES verrebbe rigettata. Tuttavia, il Comitato basava la sua richiesta su nuovi profili di illegittimità (come il vizio di firma del RUP scoperto successivamente) e non sulla mera ripetizione dei vecchi motivi.

    La lettera del Sindaco opera una totale omissione rispetto a ben 12 quesiti specifici e circostanziati posti dal Comitato.
    Nello specifico, il Sindaco non risponde a:

    1. VIGILANZA EDILIZIA ATTIVA: Nessun riscontro sulla richiesta di inviare la Polizia Locale per un sopralluogo ispettivo immediato in cantiere.
    2. VIZIO DI FIRMA DEL RUP: Silenzio assoluto sulla nullità eccepita ex art. 21-septies L. 241/90 per la firma dell’Ing. Provvisiero anziché dell’Avv. Romano.
    3. NOTIFICA PRELIMINARE E SICUREZZA: Nessuna verifica sul rispetto dell’art. 99 D.Lgs. 81/2008.
    4. TITOLI AMBIENTALI E ANTINCENDIO: Omessa risposta sull’assenza dei visti dei Vigili del Fuoco (D.P.R. 151/2011) e dei titoli del D.Lgs. 152/2006.
    5. DEPOSITO GENIO CIVILE: Silenzio sul controllo dei calcoli strutturali.
    6. DANNO ERARIALE E ONERI: Mancata risposta sulla presunta esenzione dal calcolo dei volumi delle stalle e sul conseguente mancato incasso degli oneri del PUC.
    7. GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE: Totale ignoranza della citata Sentenza 100/2026 della Corte Costituzionale sul divieto di sanatorie ambientali postume.
    8. PUBBLICITÀ LEGALE: Mancata giustificazione sulla mancata pubblicazione integrale dell’atto ZES nell’Albo Pretorio comunale.
    9. IMPATTO SUL COMPENDIO TERMALE COMUNALE: Il Sindaco non risponde sui rischi economici per la struttura termale di proprietà del Comune stesso.
    10. APPROVVIGIONAMENTO IDRICO: Nessun chiarimento sulle trivellazioni e sulla tutela della falda.
    11. SATURAZIONE DIRETTIVA NITRATI: Silenzio sull’impatto cumulativo dei liquami che danneggerebbe gli altri allevatori locali.
    12. COINVOLGIMENTO DELL’ASSESSORATO ALL’INDUSTRIA: Nessun riscontro sulla richiesta di attivazione della Regione per la concessione mineraria delle acque termali.

    Dal punto di vista del diritto amministrativo, la posizione del Sindaco è censurabile. Il Comune confonde l’impugnazione giurisdizionale dell’atto presupposto (l’Autorizzazione ZES davanti al TAR) con l’esercizio dei propri poteri vincolati di controllo edilizio e sanitario.

    L’art. 27 del D.P.R. 380/2001 impone al Responsabile dell’Ufficio Tecnico l’obbligo di vigilanza urbanistica permanente. Se un cantiere opera in violazione delle norme di sicurezza (D.Lgs. 81/2008) o ambientali (D.Lgs. 152/2006), il Comune ha il dovere di intervenire con ordinanza di sospensione, a prescindere dal fatto che l’autorizzazione sia oggetto di un ricorso al TAR.
    Arguire che “tutto è sub iudice” fino al 30 settembre costituisce un’omissione di atti d’ufficio in presenza di violazioni palesi e documentabili in loco.

  • Il Comitato I428 incontra la giunta comunale di Sardara: “Serve piena trasparenza sull’insediamento”

    Il Comitato I428 incontra la giunta comunale di Sardara: “Serve piena trasparenza sull’insediamento”

    Abbiamo trasmesso ufficialmente all’Amministrazione Comunale la relazione sulle criticità riscontrate nel cantiere zootecnico in località Tuppa ‘e Lardiri, in seguito all’incontro avvenuto il 24 giugno 2026 con il Sindaco e la Giunta Comunale. Durante l’incontro sono state esposte le profonde preoccupazioni della cittadinanza in merito alla realizzazione del nuovo insediamento zootecnico in località Tuppa ‘e Lardiri. 

    In particolare, abbiamo illustrato le criticità che a nostro avviso caratterizzano l’intervento, evidenziando come il parere negativo precedentemente espresso dal Comune durante l’istruttoria del procedimento non risulti, allo stato, superato nelle motivazioni che lo avevano determinato.

    Abbiamo dedicato particolare attenzione ai seguenti temi:

    Trasparenza amministrativa. Abbiamo evidenziato come l’Autorizzazione Unica ZES n. 186/2026 e gli atti relativi alla variante urbanistica non risultino pubblicati e quindi conoscibili dalla cittadinanza, nonostante si tratti di un’opera destinata ad avere un impatto rilevante sul territorio. Secondo il Comitato, l’assenza di pubblicità degli atti impedisce ai cittadini di verificare la completezza del procedimento amministrativo e di comprendere se siano stati acquisiti tutti i pareri, le autorizzazioni e le asseverazioni richieste dalla normativa vigente in materia urbanistica, ambientale, idraulica, antincendio e di sicurezza nei cantieri. Durante l’incontro sono state inoltre rappresentate le preoccupazioni riguardanti l’avanzamento dei lavori già in corso.  

    Controllo e verifica della conformità delle opere. Abbiamo chiesto quali strumenti il Comune intenda adottare per verificare la conformità delle opere rispetto ai titoli autorizzativi e garantire il rispetto della normativa edilizia e ambientale. Il Direttivo ha inoltre richiamato l’attenzione sul ricorso pendente davanti al TAR Sardegna promosso da IdroTerme, la cui discussione di merito è fissata per il prossimo mese di settembre. In tale contesto, il Comitato ritiene opportuno che l’Amministrazione eserciti pienamente i propri poteri di vigilanza edilizia, affinché siano scongiurate eventuali modificazioni irreversibili dello stato dei luoghi prima della decisione del giudice amministrativo. 

    Tutela dell’interesse pubblico. Nel confronto con il Sindaco e la Giunta sono stati affrontati anche numerosi aspetti di interesse pubblico, tra cui: 

    − la regolarità dell’iter autorizzativo e della documentazione tecnica; 

    − la presenza del progetto esecutivo e delle autorizzazioni ambientali, idrauliche e antincendio; 

    − gli effetti della variante urbanistica e l’eventuale assoggettamento alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS); 

    − gli oneri di urbanizzazione e i possibili riflessi sulle finanze comunali

    l’impatto sulla viabilità, sull’approvvigionamento idrico e sulle infrastrutture; 

    − le ricadute economiche e occupazionali per la comunità; 

    − la tutela delle falde acquifere, dell’ambiente e del patrimonio termale, principale risorsa economica e identitaria di Sardara. 

    La nostra posizione. Abbiamo ribadito che la nostra iniziativa non è rivolta contro il settore agricolo o zootecnico, ma è finalizzata esclusivamente a garantire il rispetto della legalità, della trasparenza amministrativa e della corretta pianificazione territoriale, nella convinzione che opere di tale rilevanza debbano essere valutate con il massimo rigore e con il pieno coinvolgimento della comunità

    Le nostre richieste. Al termine dell’incontro abbiamo chiesto all’Amministrazione comunale di rendere pubblici tutti gli atti del procedimento, di fornire risposte puntuali ai quesiti formulati e di intensificare l’attività di controllo sul cantiere, nell’interesse della collettività e della tutela del territorio. 

    Il Comitato I428 continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda, mantenendo un dialogo aperto con le istituzioni e informando costantemente i cittadini sugli sviluppi della procedura, nella convinzione che la salvaguardia delle Terme, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile di Sardara rappresenti un interesse comune da difendere con responsabilità e trasparenza.

  • Si può parlare di progresso in assenza di discussione?

    Si può parlare di progresso in assenza di discussione?

    Oltre alle leggi sacrosante del nostro ordinamento, esistono delle regole di carattere più pratico e consuetudinario, le regole democratiche. La conquista delle regole democratiche ha permesso che le decisioni della cosa pubblica non venissero più prese da un potente monarca, un lontano burocrate o un dittatore senza scrupoli. Né da pochi privilegiati e arricchiti. Né tantomeno da un consiglio di amministrazione aziendale. Insomma, l’ultimo reale decisore è il cittadino – o popolo, che dir si voglia. Questo diritto consuetudinario è esercitato tramite il voto, grazie al quale i rappresentanti scelti prendono le decisioni per conto di chi li ha eletti. Ma il gioco democratico non si esaurisce nelle semplici elezioni periodiche. In verità, tutto è democrazia. Ogni cosa è orchestrata collettivamente, discussa e deliberata per maggioranza facendo in modo che tutti possano esprimere la loro. La discussione, questo è ciò su cui si basa l’attuale modo di convivenza civile, nonché il centro attorno a cui ruota tutto. In assenza di ciò, la storia ce lo ha insegnato molto bene, si generano dissapori, tirannie, imposizioni e annullamento delle libertà nei casi più eclatanti.

    Tuttavia, purtroppo, ci sono delle situazioni in cui quando la discussione e l’orchestrazione collettiva vengono ignorate, il popolo finisce con il subire decisioni prese da altri – molto spesso lontani e potenti – difficilmente revocabili, con cui dover fare i conti nel tempo a venire.

    Questo è ciò che è accaduto anche a Sardara, dove la nascita della nuova Stalla Etica della Cooperativa Produttori Arborea è stata resa, nei fatti, un’imposizione calata sopra la testa della comunità che si ritrova ad assistervi inerme.

    Le regole democratiche qui si sarebbero dovute giocare attorno a Consiglio Comunale, discussione pubblica, apertura, ascolto. In parole povere, ciò che davvero avrebbe fatto la differenza in una prima fase, sarebbe stato certamente l’apertura di un dialogo tra l’azienda, amministrazione, esperti, cittadinanza. In questo modo, chiaramente, l’esclusione e l’imposizione non avrebbero avuto luogo, anzi, si sarebbe potuta svolgere una valutazione che mettesse al centro chi con quelle decisioni ci avrebbe poi dovuto fare i conti nel tempo. Sarebbe stata l’unica modalità in grado di valutare, dunque, in ultima istanza, l’impatto reale della grande opera sul territorio. Dinamica puramente democratica fin in profondità, perfettamente incorniciata dunque in un ordinamento democratico come il nostro.

    La discussione, in realtà, c’è stata. L’opera è stata presentata. Il comune ha detto la sua. Parere negativo. Ma nonostante ciò, è come se in realtà la discussione fosse stata negata. Come? Sfruttando la corsia preferenziale della ZES (Zona Economica Speciale). La ZES Unica è uno strumento teoricamente nato per agevolare lo sviluppo di quelle aree, come la nostra, considerate “indietro” a livello produttivo e non al passo con il progresso industriale e tecnologico generale. La ZES si pone qui come una corsia preferenziale proprio perché il dialogo è condiviso tra azienda e consiglio dei ministri, ignorando totalmente la voce dell’ente territoriale locale – che già si era espressa.

    E’ qui che nasce il “no” del Comitato I428. Ci hanno chiamati “nemici del progresso” e “ignoranti”. Si presume che siamo portatori di una aprioristica sfiducia nelle tecnoscienze e pregiudiziale contrarietà allo sviluppo economico del Medio Campidano e del territorio di Sardara. Ma si può chiamare ancora progresso se distrugge l’identità di un territorio e la plasma freddamente in seno alla produttività sfrenata e alla competitività aziendale? Non abbiamo mai espresso avversione nei confronti delle filiere produttive e della crescita economica; anzi, tra i nostri interessi c’è proprio il sostegno a un’economia locale radicata, che valorizzi il tessuto agropastorale esistente. L’approccio qui è profondamente opposto a quello del modello agroindustriale intensivo proposto nel progetto, che ha considerato il nostro territorio come semplice spazio da occupare e le sue risorse naturali come beni da sfruttare. Di fronte a un insediamento di tale portata, che spazio rimarrà per le piccole realtà già esistenti?

    La nostra richiesta è essere riconosciuti come interlocutori degni, alla pari di tecnici e professionisti, in quanto abitanti del territorio direttamente interessato. Riconoscimento, che passa anche attraverso la consultazione e la concertazione nel processo di decisione pubblica: dinamiche che, per noi, non possono né essere calate dall’alto o imposte, né avvenire a porte chiuse.

    Il gioco democratico passa anche da qui. Dalla discussione e dalla partecipazione di chi quel territorio lo ha vissuto, lo vive e lo vivrà ancora.

    Immagine di copertina: veduta aerea di Sardara, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3e/Sardara_aerial_view.jpg

  • Considerazioni in merito alla lettera aperta del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari

    Considerazioni in merito alla lettera aperta del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari

    Si apprezza l’intervento chiarificatore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari. È necessario, tuttavia, precisare che il dissenso della comunità locale non nasce da preclusioni ideologiche, ma da concrete e irrisolte criticità di metodo e di merito.

    1. DEFICIT DI COMUNICAZIONE E SCELTE UNILATERALI
      La contrarietà dei cittadini non è frutto di un ingiustificato allarmismo, bensì della totale mancanza di comunicazione e coinvolgimento da parte degli investitori e delle istituzioni scientifiche partner. In assenza di qualsiasi percorso partecipativo, l’iniziativa viene percepita come la scelta unilaterale calata dall’alto da centri di interesse estranei alla comunità di Sardara.
    2. MANCANZA DI TRASPARENZA SUL PROGETTO
      Il progetto definitivo non è ancora stato presentato pubblicamente. Ad oggi, i cittadini non conoscono:
      ➢ Le reali dimensioni complessive dell’opera.
      ➢ Le modalità e le fonti di approvvigionamento idrico.
      ➢ La sicurezza operativa e l’affidabilità funzionale dell’impianto.
      ➢ I dettagli tecnici sulla gestione reale di scarichi ed emissioni.
    3. IMPATTO URBANISTICO E PIANIFICAZIONE LOCALE (ZONA F)
      Il Piano Urbanistico Comunale (PUC) di Sardara individua, a ovest dell’area termale, la vasta Zona F (Turistica) frutto di anni di studi, progetti e pianificazione. Questa area di sviluppo strategico si troverebbe a soli 1.500 metri dalla nuova struttura e non ai 2.500 metri indicati genericamente per le terme attuali, creando evidente conflitto di destinazione d’uso.
      Inoltre, l’ingente carico urbanistico generato dalla stalla non vede ancora l’impegno formale di spesa da parte dell’investitore privato.
    4. EMERGENZA VIABILITÀ E TRAFFICO VEICOLARE
      La rete viaria locale, strade agricole e provinciali come la SP62 e la SP69, è già fortemente stressata dal traffico pesante diretto al vicino impianto di biogas. Questo impatto, non previsto in fase di pianificazione, confligge già con le attività termali, turistiche e agricole. L’insediamento della nuova stalla comporterà ragionevolmente l’ulteriore incremento del traffico pesante su arterie non progettate per tale carico, con costi di manutenzione stradale che, in assenza di impegni da parte dell’investitore, ricadranno sicuramente sulla collettività.
    5. MODIFICA DELL’IDENTITÀ MACROECONOMICA
      Sardara, da decenni, ha programmato il proprio futuro economico puntando con decisione sull’industria termale e sul turismo. Il comparto agricolo locale è oggi orientato prevalentemente all’autoconsumo, con pochi operatori professionali integrati nel tessuto esistente. L’inserimento del mega-allevamento sposta l’asse macroeconomico del territorio, imponendo alla comunità costi ambientali e logistici per favorire un modello industriale mai presentato e mai votato dai cittadini.
    6. SQUILIBRIO TRA COSTI SOCIALI E BENEFICI REALI
      Ad oggi, non è stato esplicitato alcun beneficio diretto per la comunità di Sardara, cittadini, imprese o indotto locale. Lo scenario attuale vede i profitti e i vantaggi economici diretti a soggetti esterni al territorio, a fronte di costi urbanistici, logistici e ambientali interamente a carico della comunità sardarese.
    7. CONCLUSIONI
      Nessuno intende bloccare a priori lo sviluppo economico. Tuttavia, per la rilevanza e l’impatto dell’opera, è doveroso sospendere ogni decisione e avviare il Tavolo di Concertazione e discussione pubblica con la cittadinanza, per valutare l’opportunità e le eventuali modalità di realizzazione dell’iniziativa.
  • Sardara: Nasce il “Comitato I428” per la tutela del territorio e dell’identità locale contro il “colonialismo industriale”

    Sardara: Nasce il “Comitato I428” per la tutela del territorio e dell’identità locale contro il “colonialismo industriale”

    Sardara, 21 maggio 2026 – Nella giornata di ieri, 20 maggio 2026, si è ufficialmente costituito a Sardara il Comitato I428. Il movimento nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini, professionisti ed operatori economici determinati a salvaguardare l’integrità del territorio e i valori identitari della comunità.

    Le ragioni della costituzione

    La nascita del Comitato è la risposta diretta alle crescenti preoccupazioni riguardanti un’imponente iniziativa agro-industriale, nota come progetto “Megastalla”, che un soggetto esterno alla comunità intende realizzare in località Sa Mandara. I promotori denunciano una mancanza di risposte chiare su questioni cruciali: la reale consistenza del progetto, le ricadute ambientali e sociali, e l’assenza di benefici tangibili per i cittadini sardaresi.

    L’iniziativa è stata definita dal gruppo promotore come una forma di colonialismo industriale, poco trasparente, i cui investitori esterni alla comunità sfruttano le risorse locali (suolo, materie prime e infrastrutture) senza benefici per la comunità, lasciandole il solo rischio di degrado ambientale

    Identità e Simbologia

    Il nome del Comitato, I428, riprende il codice catastale univoco assegnato al Comune di Sardara, trasformando un dato burocratico in un simbolo di affermazione dell’identità territoriale e della sovranità della comunità nella gestione del proprio suolo. Il logo scelto rappresenta graficamente questa missione: un cuneo bianco con il codice I428 si inserisce per bloccare una “perturbazione” grigia e rigida, simbolo delle iniziative estranee, proteggendo il profilo verde delle colline e la sagoma del castello, icone della serenità e della storia millenaria di Sardara.

    Obiettivi e Azioni

    Il Comitato I428 si prefigge di:

    • Coinvolgere, informare e formare i cittadini attraverso dibattiti, convegni e pubblicazioni, per evitare che la materia sia oggetto di fraintendimenti.
    • Promuovere iniziative sociali e supportare quelle produttive, compatibili con la vocazione storica e culturale di Sardara, in un momento in cui il settore agricolo e turistico necessitano di un rilancio gestito dalla comunità.
    • Supportare, quando condivise, le iniziative portate avanti da enti pubblici e enti locali, comitati e associazioni a tutela e salvaguardia del territorio del Comune di Sardara.
    • Intraprendere eventuali azioni paralegali, avvalendosi di specialisti per presentare esposti e ricorsi per richiedere il rispetto della legalità.

    Appello alla cittadinanza

    Il Comitato I428 è un soggetto aperto a tutti i cittadini, le associazioni e le imprese che condividono a cuore la “vita serena della comunità”. I promotori invitano la popolazione a partecipare attivamente e ad iscriversi per dare forza a un’azione che riguarda il futuro di tutti.